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Il giorno in cui la vitamina C stava per chiamarsi ignose
Episodio in francese. Il testo integrale si legge qui sotto in italiano.

Il testo dell'episodio
Immaginate. Avete appena scoperto una molecola di cui l'umanità intera ha bisogno. Bisogna darle un nome. Ci pensate, a lungo. E proponete, con la massima serietà: «ignose». Ecco la storia vera del giorno in cui la vitamina C stava per portare il nome più onesto di tutta la chimica.
Cambridge, un nome rifiutato
Fine degli anni Venti, a Cambridge, in Inghilterra. Un ricercatore ungherese, Albert Szent-Györgyi, studia una questione vertiginosa: come bruciano le nostre cellule il proprio carburante? Frugando nelle ghiandole surrenali di bue, due piccole ghiandole appoggiate sui reni, isola una sostanza curiosa. Una specie di acido, cugino degli zuccheri. Non ha la minima idea di a cosa serva.

Allora si assume la responsabilità. La chiama «ignose». «Ignosco», in latino, significa «non so», e «-ose» è la desinenza degli zuccheri. Il direttore della rivista rifiuta. Szent-Györgyi insiste con «godnose»: «solo Dio lo sa». Rifiutato ancora. Si finirà con un nome saggio e grigiastro: acido esuronico. Sarà lui stesso a raccontare l'aneddoto, con un piacere evidente.
Resta un problema. Dalle ghiandole di bue si ricavano soltanto briciole di questa sostanza. Impossibile studiarla a fondo. Nel 1931 Szent-Györgyi torna in Ungheria, a Szeged, e si associa a un giovane ricercatore arrivato dall'America, Joseph Svirbely. Insieme provano il loro acido sulle cavie, quei piccoli animali che, come noi, non sanno fabbricarsi la propria vitamina C.
Nel 1932 arriva il verdetto. L'acido esuronico è il famoso fattore antiscorbutico. La sostanza che mancava ai marinai da secoli. La vitamina C in persona. Un chimico americano, Charles Glen King, rivendica la stessa scoperta quasi nello stesso momento: la disputa sulla priorità sarà lunga e aspra.
La paprika di Szeged
Ma servono sempre quantità. Ed è qui che entra in scena la paprika. Szeged è la capitale ungherese del peperone dolce. Si racconta che una sera Szent-Györgyi non avesse alcuna voglia di mangiare i peperoni serviti a cena e li abbia portati in laboratorio. La versione più seria è meno romanzesca: esaurite le scorte, provava frutto dopo frutto, ortaggio dopo ortaggio, senza successo. Nell'autunno del 1932 prova la paprika.

Jackpot. Il peperone rosso è, parole sue, una vera miniera di vitamina C. In una settimana il laboratorio ne ricava circa un chilo e mezzo di cristalli puri. Szent-Györgyi ne spedisce a colleghi in tutto il mondo, tra cui il chimico inglese Walter Haworth, che ne decifra la struttura.
E il nome? Nel 1933 i due propongono «acido ascorbico». «A», privativa, e «scorbutico», lo scorbuto. L'acido contro lo scorbuto. Dopo «non so» e «solo Dio lo sa», ecco finalmente un nome che racconta qualcosa.
Una molecola, due Nobel
Nel 1937 la Svezia premia i due ricercatori: Szent-Györgyi riceve il premio Nobel per la medicina, Haworth quello per la chimica. Nello stesso autunno. Una molecola, due Nobel. Bella rivincita, per una sostanza che il suo scopritore aveva battezzato con la propria ignoranza.
Oggi la incontrate dappertutto. Il vostro corpo continua a non saperla fabbricare: la trova nella frutta e nella verdura fresca. La vitamina C contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario, a ridurre la stanchezza, e aumenta l'assorbimento del ferro. Da Herba Barona, a Parigi, è una delle vitamine che ci chiedono di più. Quasi nessuno conosce il suo primo nome.
Allora la prossima volta che leggerete «acido ascorbico» su un'etichetta, ricordatevene. È mancato un direttore di rivista perché ci leggeste, a lettere chiare: «non so».